giovedì 31 gennaio 2013

MARADONA......




CALCIO
01/02/2013 - IL CASO

“Maradona ha vinto con il fisco
ora è libero di tornare in Italia”

Diego Armando Maradona, 50 anni

L’argentino non dovrà versare
i 40 milioni chiesti dall’Erario.
Il legale: «Pronta una denuncia
per danno d’immagine»
Diego Armando Maradona ha definitivamente vinto la sua battaglia con il fisco italiano, che pretendeva circa 40 milioni di euro, e «ora può tornare in Italia da uomo libero». Lo ha riferito l’avvocato Angelo Pisani che ha assistito l’ex “pibe de oro” insieme all’avvocato Angelo Scala. 

La Commissione Tributaria Centrale, ha riferito il legale, ha confermato la nullità, anche per Maradona, degli accertamenti fiscali eseguiti sul finire degli anni ’80 a carico della Società Sportiva Calcio Napoli e di suoi tesserati stranieri - oltre al fuoriclasse argentino, anche i brasiliani Careca e Alemao - per compensi pagati a società estere per lo sfruttamento dei diritti di immagine. La Commissione Tributaria ha, inoltre, evidenziato l’estinzione per condono dei giudizi fiscali a carico del Napoli e, di conseguenza, a carico di Maradona e dei due brasiliani in maglia azzurra in quegli anni. 

«Maradona - ha detto l’avvocato Pisani - è finalmente libero dall’incubo del fisco e dalle strumentalizzazioni a suo carico e ha dato mandato di agire in giudizio nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agente di riscossione per chiedere il risarcimento dei danni personali, all’immagine, patrimoniale e da perdita di chance subiti in questi anni di persecuzione con cartelle pazze: risarcimento per una somma quanto meno equivalente alla stessa pretesa ingiustamente addebitatagli, e cioè 40 milioni di euro». 

mercoledì 30 gennaio 2013

Il Vino nell'anno 2013



Anche questo nuovo anno sarà importante per consolidare il trend positivo del mercato del vino italiano. L'export diventa sempre più importante ai fini del fatturato delle case vitivinicole nostrane, e le statistiche confermano il primato dell'enologia veneta, con una ulteriore crescita in valore nel corso del 2012. Nei primi nove mesi il valore dell'export enologico del Veneto ha toccato quota un miliardo e 26 milioni, con un aumento del 9,6 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

L'assessore all'agricoltura del Veneto, Franco Manzato, spiega come "Questi risultati non sono solo un fatto economico e di prestigio, ma anche frutto di un impegno e di un adeguamento di produzioni, strategie, innovazioni." Se il trend sarà confermato anche per l'ultimo trimestre, il valore delle esportazioni venete di vino supererà quota 1,4 miliardi di euro, corrispondente al 30% del totale italiano. Sono 103.769 le persone che lavorano nelle aziende vitivinicole.

Come mercato diventa veramente strategica la Cina, in testa alle aspettative dei produttori di prosecco e delle altre varietà di vino. Anche USA e Germania sono due mercati da seguire con particolare attenzione, senza scordare la Russia che da tempo contribuisce al successo del Made in Italy. Le varietà di vino italiane sono apprezzate in tutto il mondo, e anche il blasonato vino francese deve oramai tenere in alta considerazione la concorrenza che arriva dall'Italia.

martedì 29 gennaio 2013

PER LEGGITTIMA DIFESA

Torna Tommaso Farina,
il giornalista enogastronomico che racconta il gusto ed il piacere con gusto e piacere, senza influenze sponsorizzanti, fuori dalle mode conformiste e conforme solo a ciò che esprimono i fatti, quelli veri e veritieri.
Insomma il Grillo del web che sposa la politica delle stelle, ma solo quelle del mondo enogastronomico.
http://www.tommasofarina.com/2013/personale/1553/per-legittima-difesa

Per legittima difesa

Ci metto la faccia
E allora, dopo ormai qualche anno di silenzio, rieccomi qui.
Devo riprendere a scrivere qui. Non posso non farlo.
Non posso restare con la penna in mano e il calamaio disseccato.
Riprendo a bloggare per legittima difesa. Ci deve essere ancora posto per un giornalista, nella blogosfera.
Vedete, il mestiere del giornalista è un poco fuori moda. Il giornalista dovrebbe stare nella carta stampata. Dicono.
I giornalisti che bloggano non vanno di moda, appunto. Io non seguo la moda neanche nel vestire. Chi mi conosce sa che prediligo uno stile estremamente classico, quello che alcuni definiscono “elegante”. Le scarpe sneakers, le pettinature giovaniloidi, lo stile spettinato e frizzante (o presunto tale) lo lascio ad alcuni di quelli che nel mondo blog sono venuti alla ribalta. Correttezza dell’informazione? E’ demandata al singolo. E molti, nel mondo del blog (ma anche in quello del giornalismo, ed è ciò che preoccupa), preferiscono la pseudo informazione. L’inciucio tra giornalismo, sponsorizzazione, ufficio stampa quando non spudorata pubblicità vera e propria, si è metastatizzato su larghe fasce di blogosfera.
Mi sono detto: se questo mondo di, per chiamarli col loro nome, marchettari, prospera, perché devo tacere io? Il modo migliore per esprimere la propria logica è propugnarla coi fatti, non solo con alti o bassi lai. Quindi, voglio riprendere a fare onestamente informazione gastronomica su questo blog. Raccontando, semplicemente, quel che più mi piace. O che mi dispiace, a seconda.
Facendo questo, però, voglio nel contempo spezzare una lancia per molti blogger non marchettizzati (la maggioranza, ma come sempre le minoranze organizzate sono più chiassose delle maggioranze oneste) che tuttora tengono banco. Alcuni li vedete linkati lì, in basso a destra. Molti altri non li ho inseriti in lista per semplice distrazione, credo che li aggiungerò via via che li rimembrerò. A loro va la mia stima più sincera, per il piccolo (anzi, nemmeno troppo piccolo) ruolo che ricoprono nel rendere il web un posto tutto sommato meritevole di frequentazione.

giovedì 24 gennaio 2013

L'ultima fotografia.





insieme_lowres
All'inizio dell'anno si cerca di mettere ordine nelle agende, nei computer e nella nostra vita, pieni di buoni propositi per il futuro.
Ed è proprio rovistando in un hard disk che è saltata fuori questa bellissima immagine... l'ultima foto scattata insieme a Valerio.
Era il 4 giugno 2012, durante quella serata che lui aveva organizzato con la moglie Paola e Max, il suo amico di sempre, per aiutare i bambini di Haiti.
Qui siamo ritratti alla fine della nostra breve esibizione e Roby sta presentando Valerio alla platea, dandogli il giusto riconoscimento di grande autore quale è stato e sarà per sempre... per tutti noi.

martedì 22 gennaio 2013

CROCCHE' DI PANE.....perchè non si butta niente




Capita spesso che avanza il pane e non sappiamo come consumarlo, a buttarlo non ci si pensa proprio e non perchè c'è la crisi e bla bla bla, ma perchè non si fa.
L'uso più comune è l'utilizzo nelle polpette, ma non sempre c'è la carne a disposizione, così all'ultimo momento l'unica cosa che si può fare è aprire il frigo e farsi venire l'idea sciuè sciuè; che poi sono sempre le idee più apprezzate.
Per questo nella mia ricetta non posso elencare la precisa grammatura degli ingredienti, a parte il pane che ho pesato prima di utilizzarlo,  il resto l'ha fatto il famoso "occhio"

Per circa 6 crocchette:
160 gr di panini avanzati,
1 uovo,
un pò di latte,
parmigiano,
prezzemolo tritato,
formaggio per farcire,
sale,
pangrattato.


In una terrina spezzettate il pane e bagnatelo con un pò di latte, unite l'uovo, il parmigiano e amalgamate bene fino ad ottenere un impasto morbido e compatto, aggiungete il prezzemolo tritato, correggete di sale,  formate delle crocchette e ponete al centro un pezzetto di formaggio, passatele nel pangrattato e friggete in olio caldo.

domenica 20 gennaio 2013

BISCOTTI DELL'ANGIOLETTO



300 gr farina,
200 gr burro,
3 tuorli,
150 gr zucchero,
mezza fialetta aroma rum,
1 cucchiaino piccolo di lievito per dolci,
cacao in polvere per decorare,
zucchero di canna per decorare.

Mettete la farina sulla spianatoia e fate la fontana, unite tutti gli ingredienti, impastate velocemente e fate riposare qualche minuto.
Con la siringa per biscotti date forma all'impasto oppure fate con le mani, disponeteli in una teglia foderata di carta forno,  su alcuni biscottini mettete un pò di zucchero di canna e per quelli al cacao aggiungete un pò di cacao amaro all'impasto.
Infornate a 200° per circa 10 minuti.

sabato 19 gennaio 2013

IL TE' .......ESPRESSIONE DI UN TRAUMA INFANTILE

Se vi trovate in un bar napoletano e chiedete un tè, non vi meravigliate se tutti vi guarderanno con compassionevole espressione, volendo rendersi partecipi del vostro malessere.
Ora vi starete chiedendo ma che c'entra il malessere con la richiesta di un tè? E poi di quale malessere trattasi?
E mal' e panz- il mal di pancia.
Ebbene si, nella mentalità napoletana, il tè rappresenta una sorte di medicamento naturale.
Infatti sin da piccoli si è abituati a consumare coattivamente il tè durante i periodi di malattia, con approcci e consumi diversi a seconda della fase evolutiva della patologia.
Poniamo il caso che siamo a letto con l'influenza, questo è il periodo, i primi due giorni generalmente non c'è appetito e spesso c'è presenza di vomito e diarrea, allora solo la sera, dopo aver trascorso la giornata a tirar fuori anche l'anima, arriva la mamma con una bella tazza fumante di tè e ci implora di bere un pò di tè, perchè altro non si può.
Successivamente quando la fase acuta è passata e la febbre sembra il nemico maggiore, sempre la mamma, mossa da umana pietà, siede fiera accanto al letto e ci offre sempre la tazza fumante di tè.......ma stavolta accompagnata da due o al massimo tre "squisite" fette biscottate, il tutto accompagnato dalla classica frase :<<devi mangiare qualcosa>>, e tu che superata la crisi mangeresti un bue intero, ti pieghi al triste destino e decidi che odierai per sempre il thè e anche le fette biscottate.
Così mentre il caffè per i napoletani rappresenta un concetto filosofico, un gesto d'amicizia e più, il tè è e resterà per sempre la bevanda "pe' mal e panz......."



QUICHE DI CAVOLO ROMANO IN CROSTA DI PATATE.




In questo periodo dell'anno in cui la natura ci offre il meglio in fatto di cavoli, ho deciso di sperimentare un pò e di allargare il mio repertorio culinario ad altre qualità di cavoli.
Noi napoletani e campani in generale siamo portati, vuoi per cultura gastronomica vuoi per campanilismo, a consumare principalmente il cavolfiore bianco di Napoli, un ecotipo largamente coltivato nelle nostre campagne.
Così mi sono orientata sul cavolo romano, decisamente il più particolare da un punto di vista estetico.
Confesso che la mia passione per l'arte e per il senso estetico delle cose ha prevalso su tutto e l'ho scelto più perchè mi piaceva guardarlo che per le sue caratteristiche organolettiche.Per queste ultime mi sono stupita in seguito.
La sua forma composta da più infiorescenze piramidali mi ha fatto pensare ad un'opera "impossibile" del grande artista olandese Escher, come il suo colore verde brillante degno di una tavolozza di Van Gogh.
Ma divagazioni artistiche a parte il cavolo romano ci interessa per i suoi innumerevoli benefici salutari, essendo ricco di vitamine e sali minerali, ma soprattutto per il suo gusto dolce e delicato che lo differenzia dagli altri cavoli.
Per questo nella mia ricetta l'ho affiancato al sapore rotondo delle patate che insieme agli altri ingredienti ne fanno un piatto gustoso e completo.

per 6 persone circa occorrono:
1 cavolo romano,
4 o 5 patate medie,
2 uova intere,
mezzo bicchiere di latte,
50 gr parmigiano,
100 gr provolone dolce,
qualche salume a piacere,
sale,
aglio,
pepe,
pangrattato,
olio

Sbucciate le patate e grattugiatele con la grattugia per verdure, mescolate il composto ottenuto con sale ed olio e foderate una teglia lasciando il bordo un pò alto, ponete in forno caldo a 180° per circa 20 minuti, le patate devono diventare dorate, saranno la crosta base della quiche. A parte lessate il cavolo, poi ripassatelo in padella con un filo d'olio e aglio, intanto mescolate con una frusta le uova, il latte, il sale ed il parmigiano, unite il composto al cavolo, aggiungete il provolone e l'eventuale salume, mescolate e riempite la crosta di patate precedentemente cotta, livellate la superficie e ungetela con un pò d'olio, spolverizzate con un pò di pangrattato e cuocete in forno caldo a 180° per circa 20 minuti, finchè la superficie diventa dorata.
Servite calda.

venerdì 18 gennaio 2013

FARFALLE CON FONDUTA DI PROVOLONE DEL MONACO E PEPE ROSA.


I monti Lattari rappresentano il prolungamento occidentale dei monti Picentini dell'Appennino campano e formano la nota penisola sorrentina,  meravigliosa terra situata a ridosso del mare e con un clima addolcito dalla brezza marina che favorisce la produzione di molti prodotti tipici come i limoni, le arance ed alcuni manufatti caseari unici per gusto e produzione, perchè realizzati con latte di mucche autoctone, le mucche denominate Agerolesi.
Tra i vari formaggi tipici, spicca il "provolone del monaco", un prodotto da veri intenditori fregiato del marchio dop.
Questo formaggio si ottiene lavorando il latte crudo, dalla cui coagulazione si forma la cagliata utilizzando caglio di vitello e capretto.
Successivamente si procede con la scottatura e la filatura, operazione che richiede il lavoro di due persone.
Si passa poi alla formatura che può essere a cilindro o a pera ed infine alla salamoia e stagionatura che dura sei mesi circa e si ottiene posizionando i formaggi sospesi in cantine predisposte allo scopo.
Alla fine di questa lavorazione, il provolone del monaco presenta una crosta dura marrone tendente al rosso, la pasta bianca è particolarmente pastosa con piccoli forellini lacrimanti ed ha un particolare profumo di latte e fieno che ne fa la sua firma di autenticità.
Naturalmente è ottimo consumato in purezza, ma ha molteplici utilizzi in cucina, infatti molti chef si dilettano ad accostarlo a primi piatti od anche per la preparazione della pizza.
Un piatto che consiglio per gustare a pieno questo meraviglioso formaggio sono le farfalle con fonduta e pepe rosa.

Per quattro persone occorrono:
400 gr di farfalle di martino,
300 gr circa di provolone del monaco,
300 ml di latte alta qualità,
30 gr di farina di riso,
30 gr di olio extravergine,
sale,
pepe rosa in grani.
prezzemolo per decorare.

Preparare la salsa: scaldare l'olio e versare la farina di riso, lasciare assorbire e aggiungere il latte caldo, fare addensare, salare e unire il pepe rosa, poi fuori dal fuoco aggiungere il provolone grattugiato e farlo fondere, intanto lessare le farfalle di martino, scolarle e condirle con la fonduta, impiattare e servire con qualche scaglia di provolone e prezzemolo fresco.

Per i più curiosi la denominazione  "del monaco" sembra sia riferita al mantello che i casari portavano per ripararsi dal freddo quando arrivavano nel porto di Napoli per vendere il loro prodotto.
Altre fonti riferiscono che il monaco fosse un attrezzo per la filatura.


RAGU' DI COTECHINO.....triste




Ricettina veloce per i lettori del mio blog, quando scrivo di cucina penso sempre che le mie ricette forse saranno realizzate , allora perchè non suggerire qualcosa di non tradizionale, regionale ma semplicemente quotidiano?
Ovvero quelle pietanze che nascono all'impronta quando giri intorno al frigo ed alla dispensa e proprio non riesci a deciderti, dai confessate, a quanti di voi capita?
Credo a molti, ritornando al giro tra frigo e dispensa, ecco che si accende la lampadina ed il genio culinario che è in noi esplode e suggerisce la ricetta del riciclo.
Nel mio giro di qualche giorno fa la mia attenzione si è focalizzata sul cotechino, l'ultimo di una lunga serie devo dire e, per mascherare il tipo in questione l'ho trasformato in un atipico ragù, senza olio per carità che qui ci tengono alla linea.
E' stato un successone, quello classico da leccarsi i baffi.
Dunque se anche voi non ne potete più di osservare quel triste cotechino rimasto solo nella dispensa provate il mio ragù.

Per quattro persone ho utilizzato:
il triste cotechino nella dispensa,
1 confezione di pomodori pelati da 500 gr.
1 cucchiaio di soffritto classico carota, sedano e scalogno,
mezzo bicchiere di vino bianco,
1 bicchiere di latte scremato,
1 cucchiaino di maizena,
sale,
400 gr di rigatoni.

Preparate il cotechino seguendo le indicazioni sulla confezione, poi tagliatelo a dadini e saltatelo in una padella con il cucchiaio di soffriito, lasciate appassire le verdure con il grasso che rilascia il cotechino e sfumate con il vino, unite i pomodori frullati, la maizena ed il latte e lasciate insaporire 15 minuti circa, correggete di sale e fate cuocere ancora qualche minuto.
Intanto lessate la pasta , scolatela e conditela con il ragù.

mercoledì 16 gennaio 2013

LA GIORNATA MONDIALE DEL TIRAMISU'

Oggi si celebra la giornata mondiale del Tiramisù.
Non credo esista popolo sulla terra che non conosca questo dolce, una delle glorie della pasticceria italiana.
Le sue origini sono trevigiane e si attribuiscono alla fantasiosa arte culinaria della signora Ada Campeol, proprietaria dello storico ristorante Alle Beccherie di Treviso.
Secondo la storia gastronomica recente, la signora pensò ad un dolce particolarmente calorico che avesse il ruolo di un ricostituente atto a dare forza ed energia, insomma a tirar su.
Obbligata dunque la scelta dei suoi ingredienti, primo tra tutti il caffè, che in fatto di tirar su funziona davvero, lo garantisco, da buona napoletana, le uova mescolate allo zucchero a richiamo dell'uovo sbattuto con il quale sono cresciute intere generazioni, perfettamente armonizzate da una crema di latte e i savoiardi, i biscotti più in voga negli anni scorsi, prima che gli uomini iniziassero a parlare con le galline e ad incoraggiare le macine a lavorare.
Dunque con questa giornata celebrativa, si vuole riaffermare una verità storica e dare spazio al valore culturale e territoriale dell'enogastronomia italiana e veneta nello specifico.
La ricetta originale prevede savoiardi inzuppati nel caffè e ricoperti da una crema di mascarpone, zucchero ed uova, con una spolverata superficiale di cacao amaro. E' un dolce senza liquore perchè nato per essere consumato da tutti, anche i bambini.
Con gli anni ne sono state create versioni nuove, con frutta e creme varie.

La versione classica per 8 persone circa è:

5 tuorli,
500 gr di zucchero,
500 gr di mascarpone fresco,
2 macchinette grandi di caffè poco zuccherato,
una confezione di savoiardi,cacao amaro.

Montare le uova con lo zucchero, unire poi il mascarpone e amalgamare fino ad ottenere una crema liscia.
Predisporre una pirofila rettangolare e sistemare e adagiarvi i savoiardi passati velocemente nel caffè, fare un primo strato e poi coprire con un po' di crema, proseguire ad oltranza fino ad utilizzare tutti gli ingredienti, terminare con uno strato di crema e spolverare con abbondante cacao amaro. Riporre in frigo almeno sei ore, l'ideale è prepararlo il giorno prima di consumarlo.

Questa invece è la mia versione, non me ne vogliano i veneti ma in cucina è consentito osare:

Tiramisù alla nutella:

200 ml di panna da montare,
250 gr di mascarpone,
1 cucchiaio di nutella,
70 gr di cioccolato a scaglie,
latte q.b.
savoiardi,
granella di nocciole e cacao amaro per decorare.

Montare la panna e tenerla da parte, mescolare in un'altra terrina il mascarpone con due o tre cucchiai di zucchero, incorporarvi poi la panna e la nutella.
Bagnare i savoiardi nel latte e sistemarli in una pirofila, fare un primo strato e farcire con un po' di crema, proseguire ad oltranza fino ad esaurire gli ingredienti e terminare con uno strato di crema, spolverizzare con cacao amaro e granella di nocciole.

martedì 15 gennaio 2013

IL RISOTTO....trucchi e segreti

Un Risotto Perfetto In Dieci Mosse di Laura Pantaleo Lucchetti
Vuoi stupire i tuoi ospiti con un risotto perfetto ma non sai da che parte iniziare? Oppure lo sai cucinare ma temi che l’esecuzione non sia a prova di esperto? Se pensi che ti sia sfuggita qualche mossa per un risotto al bacio, leggi i nostri consigli e non potrai più sbagliare! 
1. Non ci si tuffa sul primo riso che capita: quindi niente parboiled con la scusa che non scuoce né integrali o orientali, non adatti alle preparazioni nostrane. Per il risotto serve un riso amidaceo e dal chicco medio-grosso, da scegliere fra i semifini e superfini: i classici Arborio e Vialone Nano, ma anche un Baldo o un Maratelli per un tuffo nel passato o il prestigioso Carnaroli. Per stupire, scegliamo un riso invecchiato, come l’Acquerello.

2. La quantità. Una volta si diceva “butta due pugni per persona”; oggi si pesano all’incirca 80-100 g di riso a testa. Il discorso cambia dai risotti semplici a quelli più impegnativi, arricchiti di altri ingredienti: ci si regoli di conseguenza senza eccedere in un senso o nell’altro. Se il risotto fa piatto unico assieme agli ossi buchi, ad esempio, se ne prepari una quantità generosa. Meno se è una prima portata che precede un secondo importante.

3. Il recipiente. Al bando terracotta e acciaio inox, la prima adatta alle cotture lente, il secondo alle bolliture. La qualità di una buona risottiera è la perfetta conducibilità termica, che permette un controllo puntuale della cottura: il risotto scuoce in un attimo. Il “caldarello” in rame –la tipica casseruola con manico ad arco o impugnatura - è da sempre il must, ma in commercio esistono anche soluzioni intermedie (anche per le tasche) in lega di alluminio e rame.

4. Quanto al soffritto, senza cipolla il risotto non s’ha da fare. Tritiamola finemente, senza lasciare pezzi grossolani, imbiondiamola in una bella noce di burro a fuoco dolce, eventualmente aggiungendo un goccio d’acqua per gestirla meglio. C’è chi preferisce l’olio al burro, lo scalogno alla cipolla: sono varianti ammesse. E’ qui che, tranne rare eccezioni, vanno insaporiti gli ingredienti aggiuntivi.

5. Fondamentale èla tostatura, conseguente al soffritto: serve ad impermeabilizzare il riso. Si esegue a fiamma vivace, rimestando di continuo con il classico cucchiaio di legno forato (o la variante moderna in silicone). Il riso diventa trasparente e odora leggermente di tostato. Alcuni chef omettono l’operazione: l’arte non si discute, ma noi comuni mortali facciamo tostare il riso.

6. Il riso nasce nell’acqua e muore nel vino, e il bicchiere per sfumare dona il gusto inconfondibile al piatto: l’alcool evapora e il vino viene assorbito dal riso tostato. Il risotto giallo e quelli di pesce chiedono un bianco secco; un rosso di corpo si abbina a luganega, provola, radicchio. Molto trendy la birra nelle sue infinite declinazioni; raffinate le cotture allo champagne, allo spumante, al barolo.

7. Il brodo sia di struttura, fatto con un buon bollito di biancostato, reale (anche di manzo), un paio di cosciotti di pollo, cipolla, spicchio d’aglio, carota, sedano, prezzemolo, chiodi di garofano e un cucchiaio di sale. La gallina inasprisce, il cappone si riserva alle occasioni (un risotto con lo spumante, uno zafferano d’effetto).Col pesce, indispensabile il fumetto di teste, lische e carapaci. I brodi di verdure si abbinano a risotti delicati e fruttati.

8. Un mestolo dopo l’altro oppure cottura in un colpo solo? Il risotto esige la prima tecnica. Per un controllo perfetto, il riso va “tirato” col brodo poco alla volta e rimestato di continuo, per far assorbire il liquido in maniera uniforme a tutti i chicchi. Per prepararne una quantità giusta si sappia indicativamente che il riso chiede circa il quadruplo del proprio peso di brodo. 

9. A seconda delle regioni, il risotto è più o meno brodoso, più o meno “gnucco”. Che nasca come minestra ristretta,sono tutti filologicamente d’accordo; ma la tradizione lombarda doc impone l’onda. Come ottenerla? Semplicemente spegnendo il fuoco quando è al dente, senza lasciare asciugare troppo, lasciando un dito di “bolla brodosa” prima di mantecare.

10. Completa l’opera la mantecatura, che “lega” con una noce di burro e una bella manciata di grana o parmigiano, con l’aggiunta di altri formaggi se previsto dalla ricetta e dello zafferano nel risotto alla milanese. Variante ammessa per pesce e preparazioni dietetiche, l’olio extravergine. Si fa riposare coperto da un canovaccio per cinque minuti e il risotto è servito!

domenica 13 gennaio 2013

CONCHIGLIONI CON CREMA DI ZUCCA


Talvolta per creare un piatto gustoso, ricco e genuino bastano veramente pochi ingredienti, l'importante che essi siano freschi, di buona qualità e armonizzati tra loro dal giusto equilibrio tra tutti i sapori presenti. Ecco quindi una pasta di Gragnano d'eccellenza, generosamente condita da una vellutata crema di zucca biologica, delle campagne vesuviane e arricchita da una opulenta mozzarella di bufala campana dop. Un bel connubio che coccola il palato e appaga il gusto.

100 gr di  patate già sbucciate,
300 gr di zucca già pulita,
1 cucchiaio di verdure per soffritto (sedano, carota, scalogno)
1 filo d'olio evo,
200 ml circa di brodo vegetale o di dado,
sale se necessario,
pepe,
paprika,
parmigiano,
20 conchiglioni DI MARTINO,
200 gr circa di mozzarella di bufala ben sgocciolata.

Tagliate le patate e la zucca a dadini, intanto mettete un filo d'olio in una casseruola e fate appassire il soffritto, versate le patate e la zucca, saltatele qualche minuto e poi unite il brodo, lasciate cuocere e alla fine frullate il tutto, correggete di sale, unite il pepe e la paprika, un pò di parmigiano e lasciate da parte.
Intanto lessate i conchiglioni molto al dente, scolateli e lasciateli asciugare su un tovagliolo, dopo versate un pò di crema sul fondo di una pirofila, riempite i conchiglioni con la crema, aggiungete in ognuno qualche dadino di mozzarella e sistemateli l'uno accanto all'altro nella pirofila, spolverizzateli con parmigiano, irrorateli con un filo d'olio, coprite con carta alluminio e passateli in forno per circa 30 minuti a 200°.

BASTARDI UMANI.....assassini e basta


Quanti esseri umani andrebbero uccisi.
È morto Tony, il cane la cui storia è, in qualche modo, la copia-carbone di quella di Lennox, di cui abbiamo ampiamente parlato.
L’eutanasia di Tony è stata fissata ed eseguita lo scorso 18 giugno, senza possibilità di appello e senza possibilità di revisione.
Tony era un cane gentile e amichevole, appartenuto ad una famiglia che lo aveva cresciuto con tutta l’attenzione possibile sin da quand’era cucciolo.
Alcuni mesi fa, il cane venne sequestrato dall’Animal Control di Greenlee County, in Arizona, negli USA, perché accusato di aver ucciso il cane della vicina di casa.
La vicina in questione, che sostiene di aver personalmente assistito all’aggressione, era l’unica testimone del fatto, senza ulteriori prove. Particolare inquietante, la donna aveva immediatamente richiesto un risarcimento economico alla famiglia di Tony.
I proprietari del cane, un mix pitbull-sharpei, danno dell’accaduto una versione assai diversa. Spiegano di aver a malapena lasciato Tony senza guinzaglio, quel giorno, e raccontano che il cane non aveva mai, in otto anni di vita, manifestato tendenze aggressive nei confronti di nessuno, umano o animale. Inoltre, a seguito della presunta aggressione Tony non mostrava alcuna traccia di sangue sul pelo.
Tony era cresciuto in una famiglia equilibrata ed era sempre stato gestito senza alcun problema. Adorava i bambini. Adorava tutti, persino i gatti.
Basandosi sulla sola testimonianza della vicina di casa, tuttavia, e senza ulteriori prove, l’Animal Control aveva immediatamente provveduto al sequestro di Tony – già macchiato dal pregiudizio perché il cane era un molossoide. La sua sentenza di morte è stata emessa senza neppure il giudizio o l’esame di un veterinario comportamentalista.
La sua “faccia da pitbull” era, come nel caso di Lennox, più che sufficiente per autorizzare l’eutanasia, in base ad una legge odiosa e razzista che capitalizza sull’ovvia cecità e mancanza di obiettività delle istituzioni, e sulla distorsione percettiva di determinate razze di cani.
La detenzione di Tony è iniziata il 17 novembre 2011 e si è conclusa lo scorso 18 giugno con la sua morte. A nulla sono serviti gli infiniti tentativi della sua famiglia di dimostrare che il cane era pacifico, docile, mite ed equilibrato. Le loro proteste non sono state neppure prese in considerazione – e questo nonostante la stessa corte che ha emesso la sentenza abbia ammesso l’assenza di prove oggettive che testimoniassero l’attacco.
Tony non è stato eutanasizzato perché ha ucciso un cane, dal momento che l’accusa non è mai stata provata. È stato ucciso perché mix pitbull, e pertanto “geneticamente pericoloso”.
La stessa vicina di casa, nel corso della sua testimonianza giurata di fronte alla corte, lo scorso 23 febbraio, aveva asserito di non aver visto l’attacco ma solo alcuni cani nella zona.
Il veterinario che aveva soccorso il Chihuahua vittima dell’aggressione, inoltre, aveva presentato in tribunale un rapporto preciso in cui parlava di profonde punture sull’addome  con conseguente danno dell’intestino: Tony aveva un canino rotto, e non sarebbe stato fisicamente in grado di provocare quel tipo di morso.
Il corpo del cane ucciso, tuttavia, era stato distrutto prima di successive investigazioni.
Quello di Tony, neppure restituito alla sua famiglia.
Nella foto: la famiglia di Tony al momento dell’ultimo saluto prima dell’eutanasia (fonte).
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Questo è l’amore ........








L’amore poi cos’è, dammi una definizione:
combinazione chimica o è fisica attrazione, mi sai dire tu cos’è,
se ti innamorerai sarà un incrocio di emozioni,
inevitabile, non ci sono spiegazioni e non è chiaro neanche a me.

Si dice amore quando si accende che più rovente non c’è,
sbatterci contro è inevitabile, sta capitando proprio a me,
si dice amore se tutto prende, ma non ti importa perchè,
tanto lo sai che è inevitabile ed è successo anche a me, come a te.

Inevitabile, anche se ti chiudi dentro, nascondersi non serve,
è questione sai di tempo, ti sorprende prima o poi, prima o poi.

Questo è l’amore che fa cambiare in ogni parte di te,
finirci dentro è inevitabile, sta capitando proprio a me,
questo è l’amore che fa dannare e uscire fuori di te,
viverlo in pieno è inevitabile ed è successo anche a me, come a te.

E non c’è niente da capire, è una semplice esigenza, forse la risposta è tutta qui,
se poi scegli di morire, senza opporre resistenza, è perchè tu infondo vuoi così.

Si dice amore quando si accende che più rovente non c’è,
sbatterci contro è inevitabile, sta capitando proprio a me,
si dice amore se tutto prende, ma non ti importa perchè,
tanto lo sai che è inevitabile ed è successo anche a me, come a te, come a te.

sabato 12 gennaio 2013

PANETTONE con il bimby


Natale è ormai trascorso e può sembrare anacronistico il panettone...... ma chi l'ha detto che si può mangiare solo a Natale?
Non essendoci alcun veto in merito ho deciso di prepararlo, anche per fare le prove tecniche per il prossimo anno. La ricetta l'ho trovata in rete e l'ho adattata al Bimby,  il risultato è stato ottimo, occorre un pò di tempo ma facendo lavorare il robot si ha la possibilità di occuparsi d'altro.
Innanzitutto occorre procurarsi lo stampo di carta tipico per panettone, io ne ho usato uno alto 12 cm e dal diametro di 17 cm.
Gli ingredienti totali sono:
685 gr. farina 00 (anche la manitoba va bene),
95 gr. acqua,
6 gr. di lievito di birra,
180 gr. di zucchero,
70 gr. di tuorli,
270 gr di uova intere,
150 gr di burro,
3 fialette aroma panettone,
7 gr di sale,
250 gr di uvetta,
150 gr di canditi misti tra cedro e scorzette d'arancia.
Gli ingredienti freddi (tipo burro, uova e lievito) devono essere a temperatura ambiente, per quanto riguarda le uova, dovrebbero essere all'incirca 4 intere e 3 tuorli (giusto per orientarsi) anche se è consigliabile pesarli, anche per i tempi di lievitazione non bisogna essere fiscali, a me è occorso meno tempo rispetto alle indicazioni date dalla ricetta originale (dal blog menta e cioccolato).
ORE 8,00 (io ho iniziato a quell'ora, ognuno fa come crede)
inserire nel boccale 20 gr di acqua, 3 gr di lievito, 1 gr di zucchero e 30 gr di farina, impastare 2 minuti a velocità spiga, accertarsi che il piccolo impasto si sia amalgamato, chiudere il coperchio e lasciare lievitare fino al raddoppio.

ORE 9,00
aprire il boccale e inserire 10 gr di tuorlo (se fosse un pò di più non è un problema), 27 gr di acqua, 55 gr farina, 4 gr di zucchero, impastare 2 minuti a velocità spiga, accertarsi sempre che si sia amalgamato il tutto, chiudere e lasciare lievitare fino al raddoppio.

ORE 10,30
aprire il boccale e inserire 50 gr di acqua, 10 gr di tuorlo, 100 gr di farina, 3 gr di lievito 5 gr di zucchero. Impastare 2 o 3 minuti a velocità spiga, accertarsi che si sia amalgamato il tutto bene (altrimenti continuare ad impastare ancora qualche minuto), chiudere e lasciare lievitare fino al raddoppio.

ORE 13,00
aprire il boccale, unire 50 gr di tuorli, 270 gr di uova, 170 gr di zucchero, le fialette, la farina e infine il sale, lasciare impastare a velocità spiga e piano piano aggiungere il burro dal foro del boccale, quando l'impasto è omogeneo unire l'uvetta ed i canditi (che io non ho messo).
A questo punto togliere l'impasto dal boccale e metterlo in una ciotola, coprirlo e lasciarlo riposare per circa 40 minuti, dopo posizionare lo stampo su una teglia, riempirlo con la pasta e metterlo a lievitare nel forno spento fino a quando raggiunge il bordo (la ricetta originale indica 4 o 5 ore), il mio era pronto alle
ORE 16,30.
Tirarlo fuori dal forno, fare un taglio a croce sulla superficie, inserirvi un pò di burro e infornarlo nel forno caldo a 175° per circa 45 minuti.
Lasciarlo raffreddare e poi chiuderlo in un sacchetto per alimenti.

PER CHI SI APPROPRIA DELLE MIE FOTO.

Navigando nel mondo della cucina, ho notato che ci sono molti siti che pubblicano ricette utilizzando le mie foto, riconoscibili soprattutto perchè realizzate da me stessa e soprattutto sul tavolo di casa mia, pertanto semplici da individuare per me. Detto ciò e premesso che ho messo un copyright, non intendo polemizzare ed eventualmente querelare, chiedo almeno a chi se ne appropria indebitamente, di specificarne la fonte.


mercoledì 9 gennaio 2013

L'ALIMENTAZIONE PER COMBATTERE IL FREDDO

Avete freddo? Mangiate meglio!
Questo è il consiglio della Coldiretti che recentemente ha fornito preziose indicazioni per proteggersi dall’inverno e dai suoi acciacchi.
L’omeostasi è il processo tramite cui riusciamo a mantenere la temperatura corporea attorno ai 37°C. In inverno, dovendo il nostro corpo faticare maggiormente per mantenere il calore, consumiamo più energia e quindi bruciamo più calorie.
Il fabbisogno calorico giornaliero diventa quindi più grande (ottimo quindi per chi vuole approfittare di questo momento per mettersi a dieta).
Prima di tutto è essenziale procurarsi vitamina C. Arance, mandarini, pompelmi, kiwi sono frutti di stagione da consumare quotidianamente per combattere il freddo e i raffreddamenti.
La vitamina A è la seconda sostanza che non ci deve mancare. Cavoli, broccoli, broccoletti, cavolfiori, spinaci, cicoria, zucca, ravanelli, zucchine, carote, ma anche aglio e cipolle sono le verdure con potere antiossidante che ci aiuteranno a rimanere al caldo e sani.
Aggiungiamo alla ricetta della buona e calda salute anche un po’ di vitamina B, importante per dare energia. Via libera quindi ai cereali integrali, ricchi di fibre e verdure verdi.
Cosa manca alla lista? Direi un bel piatto di zuppa calda. Buona, sana e riscaldante.
Contrariamente alla comune credenza popolare, l’alcool non riscalda. L’effetto vasodilatatore immediato da una parvenza di ritrovato calore che accelera invece la dispersione del calore stesso. Se volete un bicchierino di liquore vi toccherà trovare un’altra scusa che non quella di riscaldarvi.

martedì 8 gennaio 2013

DANUBIO -DANUBIANA-BRIOCHE AL PIZZICO.


Il danubio è un piatto di origine napoletana ma in realtà a Napoli è noto come “danubiana” o “brioche al pizzico”.
Il Danubio è una torta rustica lievitata e formata da una serie di “palline” ripiene di salumi e formaggi. Queste sono accostate le une alle altre in una teglia rotonda e dopo la lievitazione e la cottura, diventano un’unica torta le cui parti si possono  staccare e mangiare come dei semplici e gustosi panini.
Il periodo tradizionale in cui generalmente questo piatto si colloca è quello pasquale, ma lo si trova in genere insieme a tutti i rustici della tradizione napoletana che accompagnano ogni festa importante; c’è, ad esempio, chi lo ricorda al centro della tavola quando ci si riunisce per giocare a carte nel periodo natalizio: cibo comodo perché accessibile con una sola mano così da non lasciare le carte.
Le teorie sulle origini e sul perché di questo nome suggestivo (e bizzarro per la Campania) sono diverse.
Secondo una teoria molto romantica, il nome nasce paragonando la struttura della superficie del “Danubio” alla superficie del fiume increspata dalle onde.
C’è poi una teoria molto “partenopea” che viene portata avanti da Nicola Scaturchio,  titolare e volto di una delle più antiche pasticcerie napoletane,  che è noto come “il pasticcere gentiluomo”, il quale sostiene che il “Danubio” è stato inventato da una sua zia materna. Perché lei lo chiamò così? Niente di più semplice: la zia era di origini austriache!
L’ultima teoria viene fuori incrociando dati gastronomici, all’albero genealogico dei Borbone di Napoli che governarono il Regno delle due Sicilie. I Borbone ressero il Regno di Napoli e di Sicilia prima, poi unificato nel Regno delle due Sicilie, complessivamente dal 1734 al 1861. Ferdinando I di Napoli sposò nel 1768, in prime nozze, Maria Carolina di Asburgo-Lorena; questa, di origine austriaca, col suo arrivo a corte introdusse cuochi viennesi e fece mescolare la cucina viennese alle tradizioni locali.
In Austria, infatti, c'è un dolce chiamato “buchteln” (di origini boeme) che ha la stessa struttura del “Danubio”, è cioè costituito da una serie di “focaccine” ripiene di prugne, una confettura preparata senza aggiungere zucchero, messe le une accanto alle altre in una pirofila a cuocere, e che lievitando diventano una torta unica.
Quindi si può ipotizzare che l’arrivo dei cuochi viennesi alla corte dei Borbone, con la collaborazione dei cuochi locali, e gli ingredienti  della cucina tradizionale partenopea potrebbero aver creato questo piatto.
Oggi è un must negli aperitivi e antipasti e si prepara anche con farcie dolci.
Per quanto riguarda la ricetta, ne esistono diverse versioni, quella che descrivo è quella che preparo sia dolce che salata e quest'anno anche in versione abete per un centrotavola natalizio.
550 gr di farina,
250 ml latte,
100 ml olio extravergine,
1 cucchiaio di zucchero,
1 cucchiaino di sale,
1 lievito di birra,
1 uovo per spennellare,
salumi e formaggi a dadini secondo i propri gusti.

Mettere la farina sulla spianatoia e formare la fontana, unire il lievito, l'olio, lo zucchero, il sale e versando il latte caldo lentamente amalgamare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto liscio e morbido. Lasciarlo lievitare coperto fino al raddoppio.
Successivamente dividere l'impasto in tante palline grosse come un mandarino, schiacciare ogni pallina formando una pizzetta, mettere al centro un mucchietto di misto di salumi e formaggi e chiudere come un fagottino, sistemare i fagottini con la parte che abbiamo chiuso sul fondo della teglia, comporre una torta con tutte le palline e lasciarla lievitare ancora mezzora. Dopo lucidarla con l'uovo e cuocerla in forno caldo a 200° per circa 20 minuti. Nella versione abete ho aggiunto della granella di pistacchi sulla superficie.

PLUMCAKE MELE E UVETTA


200 GR zucchero,
2 uova,
1 yogurt bianco,
70 ml olio di mais,
1 fialetta aroma fior d'arancio,
una manciata di uvetta ammollata in acqua calda,
2 mele tipo melinda,
200 gr farina,
1 bustina di lievito per dolci.

Montare zucchero ed uova, unire poi lo yogurt, l'olio, l'aroma, la farina e per ultimo il lievito setacciato.
Strizzare l'uvetta, tagliare le mele a dadini e unire l'una e le altre all'impasto, ungere uno stampo da plumcake versare l'impasto e cuocere a 180° per circa 35 minuti.

domenica 6 gennaio 2013

AMLETO.......tragedia etico-politica attuale più che mai.

"...a tutti porgi orecchio, a pochi voce.
Accogli sempre l'opinione altrui,
ma pensa a modo tuo. Il tuo vestire,
per quanto può permetterti la borsa,
sia di buon prezzo, ma non stravagante;
ricercato, ma non troppo fastoso,
ché l'abito rivela spesso l'uomo, [...].
Non chiedere né dar danaro in prestito:
col prestito si perde, molto spesso,
il danaro e l'amico, e il fare debiti
ottunde il senso della parsimonia.
Ma soprattutto tieni questo in mente:
sii sempre, e resta, fedele a te stesso;
ne seguirà, come la notte al giorno,
che non sarai sleale con nessuno."
AMLETO

sabato 5 gennaio 2013

LA BEFANA

La vecchia cara befana,
tanti di noi, intere generazioni di bambini hanno trepidato, sognato e soprattutto desiderato vedere la befana almeno una volta.
C'era un tempo in cui il 5 gennaio era il giorno più atteso dell'anno, un'emozione difficile da descrivere che ci travolgeva fin dal mattino e l'arrivo della sera non era mai tanto desiderato come allora.
Molti si sforzavano di restare svegli per tentare di incrociarla, ma la befana almeno quando arrivava in casa nostra era lesta e pronta e si faceva rispettare a suon di scopa.
Anche i giochi avevano un fascino particolare, perchè erano richiesti previa letterina ed erano forse gli unici di un intero anno.
La befana era la realizzazione di un sogno, di un desiderio covato per un anno, ma la cosa ancor più stupefacente era la grande voglia di tornare a scuola il 7 gennaio, per poter raccontare dei propri regali.
Io la befana non l'ho mai vista ma non so perchè la immagino con un gran "nasone".
BUONA BEFANA.......e chissà che stanotte non torni a farci sognare.

LA PASTIERA DELLA BEFANA

 Siamo al rush finale di un lungo periodo di festeggiamenti, corredato da pranzi e cene sontuosi e sul traguardo c'è la festa della befana, corruzione del nome Epifania che deriva dal greco ' epifaneia' e significa apparizione.
Questa ricorrenza ha un fascino particolare perchè fonde insieme tradizioni contadine, folklore e religione, tutte a rappresentare il vecchio che lascia spazio al nuovo.
Nelle tradizioni precristiane l'Epifania rappresentava la fine dell'anno passato che lasciava spazio all'anno nuovo.
Nell'antica Roma invece si credeva che nelle dodici notti tra il solstizio d'inverno e l'inizio dell'anno lunare, figure femminili volassero sui campi seminati per propiziare i raccolti del nuovo anno.
In seguito la chiesa condannò queste credenze attribuendogli significati satanici, ma nelle convinzioni popolari queste figure rimasero presenti ed assunsero con il tempo la personificazione della nostra Befana.
A questa figura sono state attribuite tante leggende e la più nota narra che i re Magi, durante il loro viaggio verso Betlemme si fermarono a chiedere informazioni ad una vecchina, cercando poi di convincerla, senza riuscirci, a seguirli per venerare Gesù bambino.
Dopo, la vecchina pentita della sua decisione, uscì con un cesto colmo di doni alla ricerca dei Magi, e poichè non riuscì a trovarli, distribuì i doni ai bambini che incontrava. Di qui la consuetudine di regalare dolci e doni ai bambini.
Nel corso del tempo ogni popolo ha consolidato la propria tradizione legata alla Befana ed anche in Italia vi sono tante manifestazioni folkloristiche, ma soprattutto ci sono molti dolci tipici che si preparano proprio in questo giorno.
Nella tradizione napoletana si prepara la prima pastiera dell'anno, perchè si celebra la Pasqua dell'Epifania, ossia la prima manifestazione di Gesù agli uomini, seguita poi dalla Pasqua di resurrezione e infine dalla Pasqua delle rose che è la pentecoste.
Come dice la grande scrittrice e conoscitrice Jeanne Carola Francesconi: la pastiera come gli struffoli è assai cara al nostro cuore, è quasi un'intima parte di noi stessi che annualmente riemerge, perfino in questa nostra era ansiosa di abolire ciò che è tradizionale.
Per chi volesse realizzare una pastiera per 10 persone circa, questa è la mia ricetta:

750 gr grano, (quello già cotto in barattolo)
750 gr ricotta rigorosamente romana,
600 gr zucchero,
9 uova,
150 gr canditi,
2/3 bustine di vanillina,
3 fialette aroma millefiori,
1 tazzina di liquore Strega oppure limoncello,
375 ml latte per cuocere il grano,
375 ml latte da unire alla ricotta.
Pasta frolla:
400 gr farina,
200 gr burro,
200 gr zucchero,
4 tuorli

Cottura in forno preriscaldato a 170° per circa 2 ore, la pastiera è un dolce che deve asciugarsi.
E' cotta quando la sua superficie è color miele.

Procedimento:
Metter il grano in una casseruolina con il latte (375 ml) con una noce di burro e qualche buccia di limone non trattata, lasciare asciugare finchè diventa una cremina. Lasciare freddare.
A parte passare la ricotta al setaccio o con lo schiacciapatate, questa operazione è importante perché con le fruste elettriche si romperebbero le strutture proteiche della ricotta con un risultato più acquoso.
Unire con una spatola lo zucchero, in un'altra terrina montare con le fruste le uova con gli aromi ed il latte (375ml), incorporarvi poi la ricotta, il grano freddo e i canditi, mescolare bene e lasciare riposare. Stendere la frolla preventivamente preparata e messa a riposare in frigo o luogo fresco, foderare 3 teglie da 22 cm imburrate, riempirle con la crema, disporvi sopra delle striscioline di pasta e porre in forno.
La pastiera va consumata dopo uno o due giorni di riposo e spolverizzata con zucchero al velo.

martedì 1 gennaio 2013

MENU' VIGILIA CAPODANNO

danubiana

tartine


pomodorini ripieni

tartine con pane alle noci

tagliere di affettati

panini mignon con hamburger al tartufo

tartellette alla zucca e cavolfioremousse al prosciutto cotto


tagliere di formaggi con salsa ai frutti di boscoscarole nataline

paccheri speck e funghi porcini



cotechino al barolo con purè e lenticchie



panettone al bayles

IL TORRONE DEI MORTI. O MURTICIELL

 Nella tradizione italiana ogni ricorrenza, sia essa religiosa che laica, ha un piatto tipico, spesso un dolce che la caratterizza. For...