domenica 30 dicembre 2012

ADDA PASSA' A NUTTATA

Ci siamo, il 2012 sta per concludersi e senza voler fare bilanci, dico solo che è stato un anno difficile, abbiamo giocato con la presunta fine del mondo "preannunciata " dai maya per ironizzare su una fine più concreta, quella delle nostre certezze, quelle certezze che conferiscono all'uomo la dignità di sentirsi tale, una tra tutte la certezza del lavoro.
Quest'anno ha segnato la fine dei nostri sogni, dei progetti futuri per i nostri figli lasciando spazio a disagi e scoramento, insomma un vero e proprio medioevo.
Ora è tutto un brulicare di buoni propositi per il nuovo anno, frasi di circostanza, pensieri fatti e rifatti per questo non voglio fare i soliti auguri banali e di circostanza, voglio solo spronarvi ad avere il coraggio di ritornare a sognare, a pensare positivo e non lasciarvi sopraffare dalle difficoltà, in fondo dopo ogni età buia c'è sempre un rinascimento e per dirla con le parole di un grande:
 "ADDA PASSA' A NUTTATA"

sabato 29 dicembre 2012

GLI SPAGHETTI ALLA PUTTANESCA....una gustosa alternativa agli spaghetti delle vigilie.


SPAGHETTI ALLA PUTTANESCA

Nella letteratura gastronomica spesso vi sono piatti di cui non si conosce l'origine certa o, quantomeno, vi si attribuiscono diverse ipotesi.
Ebbene, vi è una pietanza che forse più di tutte vanta numerose storie sulla sua nascita, sto parlando degli spaghetti alla puttanesca, spesso denominati a Napoli 'spaghetti capperi e olive', probabilmente per pudore.
Facendo una ricerca si scopre che secondo una prima teoria questa preparazione nasce nelle famose case chiuse dei Quartieri Spagnoli a Napoli per ristorare i clienti con un piatto gustoso, ma veloce da preparare.
Una seconda teoria associa i colori vivaci degli ingredienti all'abbigliamento intimo delle 'bocca di rosa'.
Una terza teoria vuole il piatto creato da una signorina di origine francese che ne fece quasi un messaggio pubblicitario del suo allegro mestiere, ma non finisce qui, sfogliando la' Bibbia culinaria napoletana' di Jeanne Carola Francesconi, viene fuori una quarta teoria che vuole gli spaghetti alla puttanesca inventati dall'estro culinario del pittore ischitano Eduardo Colucci, che spesso li preparava per i suoi amici più cari.
A sbugiardare quest'ultima teoria c'è l'autorevole voce del famoso architetto dei VIP, Sandro Petti che, oltre ad essere un grande architetto, è un ottimo cuoco che spesso diletta il palato dei suoi amici.
Racconta lui stesso quella sera in cui mise insieme gli ingredienti per creare gli spaghetti alla puttanata, divenuti poi alla puttanesca per una questione di decoro.
Dunque possiamo affermare con assoluta certezza e, relegando a leggende le altre teorie, che gli spaghetti alla puttanesca sono figli legittimi dell'architetto Sandro Petti.
Coup de theatre, come in una grande commedia eduardiana, spunta una fantasiosa teoria che attribuisce la nascita di questo piatto al grande Totò.
Il racconto narra che il famoso attore soggiornasse spesso a Capri dove la sera amava deliziarsi con piatti di pesce, pescato in giornata. Una sera, al ristorante da 'Luigi ai Faraglioni', non trovando pesce disponibile per il cattivo tempo, Totò si diresse in cucina e con gli ingredienti disponibili, cioè aglio, olio, olive, pomodori, prezzemolo, capperi e linguine, allestì la sua cena coniando un nuovo piatto: le linguine alla puttanesca, pensando alle linguine che stavano con tutti quei clienti.
La fantasia partenopea è nota e mi piace pensare che questa storia sia stata partorita da una mente geniale ed estrosa. Pertanto onore e merito a Sandro Petti inventore di questo piatto semplice, allegro, gustoso, insomma, per dirla alla maniera nostra, sciuè sciuè.
Per dovere di cronaca devo dire che questo piatto è molto diffuso anche nel Lazio, dove però c'è un ingrediente in più, le acciughe.
Per preparare una spaghettata per quattro persone, innanzitutto mettete sul fuoco la pentola con l'acqua per la pasta, intanto versate 7 o 8 cucchiai d'olio extravergine in una padella con uno spicchio d'aglio, lasciate imbiondire ed unite 400 gr di pomodori pelati (nella ricetta originale pomodorini del piennolo), aggiungete 120 gr circa di olive di Gaeta denocciolate, una manciatina di capperi, correggete di sale e lasciate amalgamare pochi minuti, intanto lessate la pasta, circa 400 gr. di spaghetti di martino, scolatela al dente, unitela al sugo, mantecate il tutto con un trito di prezzemolo.

In molte famiglie napoletane questo piatto si prepara nei cenoni delle vigilie di natale o capodanno in sostituzione dei classici spaghetti alle vongole.

MENU' DI NATALE ...un'idea per capodanno.

Questo è stato il nostro menù della vigilia di natale ma potrebbe essere un'idea anche per la vigilia di capodanno.

Centrotavola di pasta brioche:
550 gr farina, 50 ml olio evo, 250 ml latte scremato, 1 lievito di birra, 1 uovo, 1 cucchiaino di sale, 1 cucchiaio di zucchero. Mettere la farina sulla spianatoia, unire al centro di essa gli ingredienti e impastare fino ad ottenere un impasto liscio e morbido, lasciarlo lievitare fino al raddoppio, poi lavorarlo velocemente e dividerlo in tre parti, per ogni parte formare un cilindro lungo e unendoli insieme formare una treccia, chiuderla in una teglia per ciambella, lasciarla lievitare ancora mezzora e poi cuocerla in forno caldo a 180° per circa 20 minuti. Guarnire al centro a piacere.

Tartine con crema di carciofi, crema di tonno e crema al tartufo.
Gazpacho al melone con speck croccante e pane croccante,
Misto di formaggi con salse ai frutti di bosco, arance e kiwi.
Misto salumi: prosciutto confico, speck e pere, filetto e pomodorino bresaola e parmigiano.
Carpaccio di polpo.
Calamaro ripieno con crema di pomodorini,
Insalata russa aromatica con salsa alla greca.

Il classico baccalà fritto,
Il piatto tradizionale cavoli e broccoli di natale,

IL PRIMO:
Linguine alle vongole.
Stinco al barolo con scarole fritte
frutta secca, melone e poi panettone quattro stagioni della pasticceria crystal e 



il tronchetto ricotta e pistacchi.

venerdì 21 dicembre 2012

LINGUINE ALLE VONGOLE


Con l'arrivo del mese di dicembre è quasi naturale fissare i propri pensieri al Natale e come sempre il mio blog vuole rendere omaggio alla tradizione gastronomica delle feste, proponendo ricette classiche regionali e non solo, talvolta anche rivisitate in chiave moderna.
Nella tradizione partenopea un piatto classico dei menù delle vigilie, sono le linguine alle vongole, una preparazione che un tempo apparteneva alla cucina popolare di mare essendo il golfo di Napoli particolarmente pescoso.
Negli anni questa pietanza ha assunto una particolare importanza, adottando il ruolo di piatto delle feste, infatti nei menù stellati dei ristoranti d'eccellenza è sempre presente, così come nei pranzi familiari importanti.
A Napoli è una "devozione" preparare gli spaghetti (o le linguine) per i cenoni delle vigilie di Natale e capodanno, un piatto particolarmente gustoso e invitante intorno al quale si è formata una scuola di pensiero fatta di metodi, trucchi e ingredienti atti alla realizzazione perfetta della pietanza.
In realtà ognuno ha il suo modus operandi con il quale è seriamente convinto di realizzare il miglior piatto di spaghetti a vongole.
Difatti esistono tre modi generalmente per preparare il capolavoro in questione:
in bianco, ovvero solo con aglio, olio extravergine abbondante e prezzemolo fresco.
Con pomodorino schiacciato (i più moderni dicono rosè), ossia con l'aggiunta di qualche pomodorino del piennolo (4 o 5 per commensale).
Con salsa di pomodoro, quindi con un quantitativo corposo di sugo di pomodoro simile ad un ragù.
I puristi o "talebani" del gusto, affermano che un degno piatto di spaghetti con le vongole deve essere assolutamente bianco affinchè si possa assaporare a pieno il profumo del mare.
Nella ricetta che propongo ho optato per il rosè al fine di creare un compromesso tra i sostenitori del bianco e quelli del rosso, le fazioni sono accontentate e scongiurato il colpo di stato il Natale è salvo.
Per quattro persone occorrono:
1 kg di vongole,
16 cucchiai d'olio evo per il sugo,
5 o 6 cucchiai d'olio evo per aprire le vongole,
20 pomodorini,
2 spicchi d'aglio,
prezzemolo tritato,
400 gr di linguine.

In una padella fare imbiondire uno spicchio d'aglio, versare le vongole spurgate e lavate e farle aprire coperte con un coperchio.
Toglierle dal fuoco appena aperte e sgusciarne la metà, mentre l'altra metà servirà per guarnire i piatti.
Filtrare il liquido di cottura delle vongole e tenerlo da parte.
In una capiente padella versare i 16 cucchiai di olio evo e fare imbiondire leggermente l'aglio, aggiungere i pomodorini tagliati, il liquido di cottura dei frutti di mare e per ultime in sequenza rapida le vongole sgusciate, insaporire correggere di sale e unire le linguine scolate due minuti prima del termine di cottura e mantecare con una spolverata finale di prezzemolo, servire con qualche vongola con il guscio.

giovedì 20 dicembre 2012

TANTI AUGURI

Oggi è il 20 dicembre, domani si dice non ci saremo più ed allora nell'eventualità che i Maya avessero azzeccato, voglio fare i miei auguri in tempo.
Nell'ipotesi che la fine del mondo fosse rimandata a data da destinarsi, voglio lasciare la mia letterina a Babbo natale.

Caro babbo natale non so se sono stata buona o cattiva, perchè dipende dai punti di vista ma senz'altro sono stata leale e sincera come sempre, per questo vorrei chiederti di regalare tanta serenità alla mia famiglia, recentemente ingranditasi ed ai miei amici.
Se non sono troppo esigente ti chiederei una circumvesuviana più efficiente visto che dal suo funzionamento ne deriva lo stato di salute mentale e fisico di mio marito. Inoltre ti chiederei di liberarci da un pò di falsi cattolici, di bigotti vergini neanche di pensiero e soprattutto degli invidiosi che nel corso del tempo stanno proliferando come  pidocchi. 
Nel caso poi ti avanzasse del tempo ti chiederei di regalare il silenzio a quelle piccole "persone" infelici che sfogano le loro frustrazioni sparando offese gratuite.
A tutti quelli che mi vogliono bene auguro quindi un Natale sereno ed un anno nuovo (nel caso i Maya si fossero sbagliati) prospero di belle cose.
A tutti quelli che non mi vogliono bene dico solo auguri con:
     

mercoledì 19 dicembre 2012

PATATE DUCHESSA


500 gr patate,
50 gr burro,
50 gr parmigiano,
1 uovo,
sale,
pepe.

Lessare le patate, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate, unire alla purea l'uovo, il sale, il parmigiano, il pepe ed il burro, formare un composto morbido senza grumi.
Con una siringa per dolci munita di bocchetta a stella formare dei piccoli mucchietti in una teglia unta o ricoperta di cartaforno e passarle in forno caldo a 200° per 15 minuti.

I PROFUMI DEL NATALE

Il Natale?
La festa dei profumi e degli aromi.
In questo periodo, un brulicare di odori invade le case ed inevitabilmente si è rapiti da un'affascinante poutpourri di effluvi speziati.
Le spezie ricorrono spesso negli ingredienti di piatti tipici natalizi sia dolci che salati, conferendogli sempre un tocco speciale.
Infatti spezie deriva dal latino "species" che significa speciale. Esse hanno la caratteristica di valorizzare le preparazioni gastronomiche, essendo dotate di un gusto forte e penetrante. Per questo nella civiltà romana e nel medioevo erano rare e preziose, tanto da essere talvolta, causa di guerre e controversie.
I romani avevano ereditato dai greci l'uso delle spezie e le utilizzavano anche per profumare oli ed essenze per uso estetico. Nel medioevo invece furono usate anche come tinture ed inchiostri.
Oggi nella nostra cucina includiamo nella categoria delle spezie anche le erbe aromatiche, essendo entrambe di origine vegetale.
In definitiva però le erbe aromatiche sono foglie e germogli di piante, mentre invece le spezie sono i semi, la corteccia, i frutti e le radici di queste.
Nel periodo natalizio le spezie più usate soprattutto in pasticceria sono:
l'anice, che è una pianta di origine asiatica che si coltiva, ma talvolta si trova anche spontanea, usato molto in pasticceria e in liquoristica, ha un aroma dolciastro e correttivo del sapore, è noto per correggere il caffè;
la cannella, originaria dell'isola di Ceylon, la cui corteccia è usata per dolci, salse, amari e liquori;
il cardamomo, originario dell'isola di Ceylon, i cui frutti costituiscono una delle spezie dall'aroma più raffinato. Si usa molto per i dolci, liquori e bibite;
il garofano, tipico delle isole dell'oceano indiano, i cui boccioli sono i cosiddetti chiodi che si usano per esaltare i sapori dei cibi, preparare elisir e liquori;
il coriandolo, originario dell'Africa del nord, è ampiamente coltivato ma cresce anche spontaneo. I suoi frutti hanno un aroma fresco e si utilizzano nei dolci, in ricette orientali e nei vermouth;
il cumino è delle Alpi e dell'Appennino settendrionale, i suoi frutti sono particolarmente gustosi e quindi utilizzati in preparazioni gastronomiche;
la noce moscata è originaria della Nuova Guinea e si coltiva in molte zone tropicali, i semi hanno un aroma fine e fragrante e sono ottimi aromatizzanti di dolci, cibi e liquori;
il pepe nelle sue varietà(nero ,bianco e verde), è una pianta originaria dell'India, i suoi frutti essiccati hanno un gusto particolarmente piccante e sebbene usato molto in cucina, talvolta è richiesto anche in pasticceria, un esempio ne è il panpepato, dolce natalizio umbro;
la vaniglia è un'orchidea originaria dell'America meridionale, i suoi frutti hanno un aroma delicato particolarmente adatto alla pasticceria dove un connubio perfetto è dato dall'unione con il cacao;
lo zafferano, originario del mediterraneo orientale è spontaneo in Italia per alcune varietà ed è coltivato soprattutto in Abruzzo. Gli stigmi sono la parte che si utilizza in cucina e serve sia per aromatizzare che per colorare;
lo zenzero, originario dell'Asia la cui parte utilizzata è il rizoma, ossia una modificazione del fusto, ha un aroma caldo e pungente ed è largamente utilizzato per liquori e bibite analcoliche.
Polverizzato invece è molto usato per dolci e salse.
Queste le essenze maggiormente utilizzate nelle preparazioni tipiche natalizie che unite ad altri ingredienti come frutta candita, frutta secca, agrumi, mieli, confettini, glasse, zuccherini e cioccolato ne fanno un'atmosfera meramente magica.

PASTICCIO DI PAPPARDELLE


PASTA:
400 gr di semola rimacinata di grano duro molino chiavazza
4 uova.
RAGU':
400 gr di polpa di manzo a piccoli cubetti,
1 carota,
1 gambo di sedano,
mezza cipolla,
2 confezioni di pelati da 500 gr.
olio evo,
sale,
parmigiano grattugiato,
200 gr di fior di latte.

Disponete la farina a fontana sulla spianatoia e rompetevi nel mezzo le uova.
Cominciate ad intridere la farina con le uova, buttandone man mano delle piccole quantità dai bordi della 'fontana' nell'interno del 'cratere' e impastando con la punta delle dita.
Quando la farina avrà assorbito completamente le uova, iniziate a lavorare la pasta con tutte e due le mani con una certa energia per almeno 10 minuti, fino a che sarà diventata liscia ed elasticaLasciatela riposare mezzora e poi dividetela in piccoli pezzi e con la macchina della pasta stendeteli e formate le pappardelle, disponetele su un tavolo infarinato e lasciatele asciugare. Intanto procedete con il ragù.
Preparate un trito con la carota il sedano e la cipolla, versatelo in una casseruola con un filo d'olio e fatelo appassire lentamente, unite poi la carne, fatela rosolare velocemente e aggiungete i pomodori pelati schiacciati, lasciate cuocere per circa 40/45 minuti a fuoco lento e con il coperchio, a fine cottura salate.
Successivamente lessare le pappardelle al dente, conditele con un pò di ragù, abbondante parmigiano e il fior di latte a dadini, versatele in una pirofila da forno, livellatele, guarnitele con un pò di ragù ancora e spolverizzatele con parmigiano.
Cuocetele in forno caldo a 180° per 15/20 minuti. Servite il pasticcio accompagnato da un pò di ragù.



TORTA DI MELE allo yogurt

300 gr farina di grano tenero molino chiavazza
200 gr zucchero,
3 uova,
1 yogurt naturale,
lo stesso vasetto dello yogurt pieno d'olio di mais,
1 fialetta aroma rum,
1 bustina di lievito per dolci,
2 mele tipo golden.

Con le fruste elettriche montare le uova con lo zucchero, unire poi lo yogurt, l'olio, l'aroma, poi la farina e per ultimo il lievito setacciato. Sbucciare e tagliarea dadini le mele ed incorporarle al composto con un cucchiaio, ungere una teglia da 24 cm, versare il composto e cuocere in forno caldo a 180° per circa 30 minuti.

martedì 18 dicembre 2012

SPAGHETTI CON LE NOCI ALL'AVELLINESE

Nella tradizione culinaria campana, oltre ai tanti piatti a base di pesce, tipici più delle zone costiere, vi sono anche diverse pietanze che identificano il territorio e la tradizione locale. Un piatto molto diffuso nella zona della provincia avellinese, sono gli spaghetti con le noci che generalmente si preparano alla vigilia di Natale.
Nel territorio di Avellino sono molto diffuse le coltivazioni autoctone di noci e nocciole, grazie al clima particolarmente temperato e i venti di libeccio e scirocco che consentono un'abbondante produzione di questi frutti, molto utilizzati in pasticceria e diverse preparazioni gastronomiche.
Le noci e le nocciole insieme ad altri frutti secchi sono caratteristici delle feste natalizie per cui questo piatto potrebbe essere una valida alternativa ai classici primi con frutti di mare che non sempre incontrano i gusti di tutti.

Per quattro porzioni occorrono:
400 gr di spaghetti di martino
1 spicchio d'aglio,
10 noci circa,
una manciata di nocciole,
una manciata di pinoli,
1 cucchiaio di pangrattato,
olio  extravergine d'oliva,
pecorino grattugiato,
prezzemolo fresco tritato.

In un mixer tritate i gherigli di noci con le nocciole ed i pinoli, in una padella tostate il pangrattato con un filo d'olio, intanto in un tegame capiente fate imbiondire l'aglio con l'olio, unite poi il trito di noci, il pangrattato, salate, pepate e versate gli spaghetti al dente, mantecate e servite con una spolverata di pecorino e prezzemolo fresco.

lunedì 17 dicembre 2012

O' LUME E LUNTUORNO..IL PANNICOLO

A volte si dà per scontato che taluni argomenti, vuoi per la loro semplicità, vuoi per la loro amenità siano così banali da non richiedere alcun motivo di dibattimento. Invece accade che un nome bizzarro di un piccolo pezzo di carne susciti un tale polverone da esigere l'intervento dall'alto.
Dunque il nome in questione è il "lume di luntuorno" che se non hai la cittadinanza partenopea, almeno 45/50 d'età ed una mamma che ti vedeva sempre secco e sciupato, pur scoppiando di salute, non puoi comprendere cos'è.
Poste quindi tutte le condizioni di cui sopra, spiego subito che il lume di luntuorno è il diaframma del vitello, una parte di carne ricchissima di ferro che appartiene ai tagli più scadenti.
In Italia è conosciuto con il nome di pannicolo e anche il grande Pellegrino Artusi lo cita nelle sue ricette.
Molti anni fa le nostre mamme lo acquistavano a fettine per preparalo alla griglia o alla pizzaiola oppure spesso lo strizzavano in un piccolo torchietto per farne uscire il sangue che poi eravamo obbligati a bere.
Oggi si trova ancora nelle macellerie e generalmente si consuma alla griglia con una cottura rapida.
Le foto che pubblico sono trovate in rete.
Questo è il torchietto che c'era in quasi tutte le famiglie.
Questo invece il taglio di carne-IL PANNICOLO

domenica 16 dicembre 2012

IL PRESEPE NAPOLETANO


Il presepe nasce come rappresentazione di alcuni passi del Vangelo relativi alla venuta al mondo del Salvatore. In particolare, vi trovano spazio Il Mistero, ovvero la nascita del Bambino, l'Annuncio, ovvero l'apparizione di un angelo ai pastori, l'adorazione dei Magi e il Diversorium, l'albergo dove Maria e Giuseppe avevano cercato invano riparo.
Il presepe napoletano può sembrare invece una cosa diversa. Altro non appare se non uno squarcio della Napoli del settecento. I volti, le attività, i costumi sono quelli dell'epoca, parti di una capitale affollata e variopinta.
Si fa quasi fatica a districarsi nella folla. Ma con uno sguardo più attento si possono individuare alcuni gruppi ben definiti.
Innanzitutto i protagonisti dell’ “Annuncio”, poveri pastori raggiunti dal messaggio divino della nascita del Redentore. E allora, ecco il “pastore che soffia sul fuoco”, quello “con la caprettina in mano”, Benino ( “il pastore che dorme” ), il “pastore della meraviglia” e quello “dell’adorazione”, lo “zampognaro” che suona e quello delle offerte. Così come è stato scritto, è una traduzione plastica “della Verità evangelica della Buona Novella annunciata ai poveri”.
Accanto ai pastori, i primi a ricevere l’Annuncio, il Mondo. Ecco quindi gli esotici I Re Magi in cammino per rendere omaggio al Redentore. Diverse le razze, diverse le età, diversi i simbolici doni dei tre sovrani : un simbolo dell’universalità e trasversalità della Salvezza significata della nascita del Bambino.Il presepe napoletano traduce questo messaggio usando le facce, gli abiti, gli esempi di “esotico”, che erano propri della Napoli del settecento, metropoli al centro di traffici e crocevia di mercanti e nobili viaggiatori, città popolata di schiavi medio-orientali e nordafricani. E allora il corteo dei re Magi si compone di servi, donne, palafrenieri, cavalli, cammelli ed elefanti, occasioni per mirabili esercitazioni di esotismo, in cui riecheggia il ricordo dell’epica visita degli ambasciatori tunisini a Napoli agli inizi del seicento, immortalati anche dai pennelli del Bonito.
Poco più in là il “Diversorium”, l’albergo dove l’umanità godereccia, ai limiti di una rabelaisiana fantasia, dà il destro per la rappresentazione di quanto di più squisito potesse offrirsi agli occhi di un popolano dell’epoca. Sui banchi, nei trionfi di formaggi e latticini di ogni tipo, varietà di pane meticolosamente diversificate ( “ammazzaruto”, “cuotto”, “niro”, “sereticcio”, “spagnuolo”, “francese”, etc. ) le freselle, i casatielli, i fiaschi di vino d’Ischia e Grieco, i tortani, gli agnelli squartati e pelati, i quarti di maiale e di bue.
E poi ancora le anatre uccise e appese, il castrato, i conigli, le frattaglie, il pesce in tutte le sue tipologie, gli arancini, gli struffoli, i cavolfiori, l’uva bianca e l’uva nera..... L’elenco potrebbe essere infinito, come il sogno di un popolano affamato, ma pago anche solo di rimirare queste delizie e di immaginarle sciogliersi in bocca. Intorno alle cibarie, tutta l’umanità e gli animali che avremmo potuto incontrare al mercato, sempre nella Napoli del tempo : i venditori, le massaie, le zingare che leggevano le mani tra i banchi, i giocatori di carte e di dadi, gli avventori della taverna, i cortei di cani, gatti, colombi. Ma anche vezzo esotico d’alto bordo, leoni, scimmiette e pavoni. In mezzo a questa folla indaffarata e coloratissima, il Praesepium. Un tempio, o meglio le rovine di un antico tempio. Le colonne, i resti di un frontone. Un omaggio a Pompei e a Paestum, appena ritrovate, e al gusto per le antichità classiche che allora conquistava i ceti alti, ma anche il simbolo di un paganesimo ormai in rovina, mentre si consuma il Mistero più grande mai avvenuto : la nascita di Dio. In quella scena così quotidiana ed affollata, il Mistero appare ancora di più come qualcosa di straordinario, eccezionale, fermato in un cono di luce divina. Un Miracolo, appunto: eccezionale nella sua differenza rispetto alla vita di ogni giorno, ma accessibile perché aperto alla vista e alla comprensione di chi quel quotidiano vive.

































Benino, nella tradizione napoletana, è anche colui che sogna il presepe e - sempre nella tradizione napoletana - guai a svegliarlo: di colpo il presepe sparirebbe.

Il vinaio e Cicci Bacco: Il percorso del presepe napoletano è anche rappresentazione della “rivoluzione religiosa” che avverrà con la morte del Messia. Difatti il vino e il pane, saranno i doni con i quali Gesù istituirà l’Eucarestia, diffondendo il messaggio di morte e resurrezione al Regno dei Cieli. Ma contrapposto a ciò, c’è la figura di Cicci Bacco, retaggio delle antiche divinità pagane, dio del vino, che si presenta spesso davanti alla cantina con un fiasco in mano.

Il pescatore: è simbolicamente il pescatore di anime. Il pesce fu il primo simbolo dei cristiani perseguitati dall’Impero Romano. Infatti l’aniconismo, cioè il divieto di raffigurare Dio, applicato fino al III secolo, comportò la necessità di usare dei simboli per alludere alla Divinità. Tra questi c’era il pesce, il cui nome greco (ikthys) era acronimo di "Iesùs Kristhòs Theoù Yiòs Sotèr" (Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore).

I due compari: i due compari, zi’ Vicienzo e zi’ Pascale, sono la personificazione del Carnevale e della Morte. Infatti al cimitero delle Fontanelle in Napoli si mostrava un cranio indicato come “A Capa ‘e zi’ Pascale” al quale si attribuivano poteri profetici, tanto che le persone lo interpellavano per chiedere consigli sui numeri da giocare al lotto.

Il monaco: viene letto in chiave dissacrante, come simbolo di un'unione tra sacro e profano che si realizza nel presepe napoletano.

La zingara: è una giovane donna, con vesti rotte ma appariscenti. La zingara è un personaggio tradizionalmente in grado di predire il futuro. In questo caso la sua presenza è simbolo del dramma di Cristo poiché porta con sé un cesto di arnesi di ferro, metallo usato per forgiare i chiodi della crocifissione.Questo personaggio è perciò segno di sventura e dolore.

Stefania: È una giovane vergine che, quando nacque il Redentore, si incamminò verso la Natività per adorarlo. Bloccata dagli angeli che vietavano alle donne non sposate di visitare la Madonna, Stefania prese una pietra, l’avvolse nelle fasce, si finse madre e, ingannando gli angeli, riuscì ad arrivare al cospetto di Gesù il giorno successivo. Alla presenza di Maria, si compì un miracoloso prodigio: la pietra starnutì e divenne bambino, Santo Stefano, il cui compleanno si festeggia il 26 dicembre.

La meretrice: Simbolo erotico per eccellenza, contrapposto alla purezza della Vergine, si colloca nelle vicinanze dell'osteria, in contrapposizione alla Natività che è alle spalle.

I luoghi

Il mercato: Nel presepe napoletano del ‘700 le varie attività lavorative rappresentano come in un'istantanea i principali commerci che si svolgono lungo tutto l'anno. Quindi è possibile interpretare arti e mestieri come personificazioni dei mesi seguendo questo schema:

Gennaio: macellaio o salumiere Febbraio: venditore di ricotta e formaggio Marzo: pollivendolo Aprile: venditore di uova Maggio: una donna che vende ciliegie Giugno: panettiere Luglio: venditore di pomodori Agosto: venditore di cocomeri Settembre: contadino o seminatore Ottobre: vinaio Novembre: venditore di castagne Dicembre:Pescivendolo

Il ponte: chiaro simbolo di passaggio ed è collegato alla magia. Alcune favole napoletane raccontano di tre bambini uccisi e seppelliti nelle fondamenta del ponte allo scopo di tenere magicamente salde le arcate. Rappresenta quindi un passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Il forno: evidente richiamo alla nuova dottrina cristiana che vede nel pane e nel vino i propri fondamenti, nel momento dell'Eucarestia, oltre a rappresentare un mestiere tipicamente popolare.

Chiesa, crocifisso: La presenza di una chiesa, come anche del crocifisso, testimonia l'anacronisticità del presepe napoletano che è ambientato nel ‘700.

L'osteria: Riconduce, in primo luogo, ai rischi del viaggiare. Di contrasto, proprio perché i Vangeli narrano del rifiuto delle osterie e delle locande di dare ospitalità alla SacraFamiglia, il dissacrante banchetto che in esse vi si svolge è simbolo delle cattiverie del mondo che la nascita di Gesù viene ad illuminare

Il fiume: L’acqua che scorre è un simbolo presente in tutte le mitologie legate alla morte e alla nascita divina. Nel caso della religione cristiana, essa richiama al liquido del feto materno ma, allo stesso tempo, all'Acheronte, il fiume degli inferi su cui vengono traghettati i dannati.

Il pozzo: collegamento tra la superficie e le acque sotterranee, la sua storia è ricca di aneddoti e superstizioni, che ne fanno un luogo di paura. Una su tutte, quella per la quale un tempo ci si guardava bene dall’attingere acqua nella notte di Natale : si credeva che quell’acqua contenesse spiriti diabolici capaci di possedere la persona che l’avesse bevuta.

CHERRY PIE di Dale Cooper

Twin Peaks, il ritorno Il grande ritorno della creatura di David Lynch e Mark Frost è stato lanciato così, con poco indizi che hanno scombu...