lunedì 28 maggio 2012

BISCOTTO AMARENA

 Nella gastronomia partenopea ci sono molte preparazioni che, nate dalla cucina del riciclo, sono poi diventate ricette tipiche molto apprezzate.
Un esempio valido è il "biscotto amarena" e non all'amarena. In realtà più che un biscotto è un vero e proprio pasticcino, molto consumato per la colazione.
Questo dolcetto nasce forse negli anni 60, quando i pasticceri avvertono l'esigenza di riutilizzare tutti i dolci avanzati dalla domenica. Così pensano di creare un impasto morbido mescolando insieme tutti i vari dolcetti e di racchiuderlo in uno scrigno di pasta frolla. Il risultato è un biscotto con un cuore morbido in cui prevale l'aroma dell'amarena; è facile pensare alle amarene poste all'apice di molti dolcetti.
Nei trascorsi della mia infanzia, quando non c'era la grande varietà di merendine come oggi, il biscotto amarena rappresentava quasi un piccolo premio alla golosità, perchè, nonostante fosse buonissimo, molte mamme erano un po' esitanti nel concederci questo peccato di gola, pensando al fatto che fosse un dolce nato dagli avanzi.
Invece oggi non vi è bar o pasticceria che la mattina, accanto ai cornetti e alle graffe, non esponga i suoi caldi e invitanti biscotti amarena.
L'attuale ricetta prevede pasta frolla, pan di spagna, cacao e amarene nella giusta grammatura, ma resta sempre una valida opportunità per riciclare merendine, panettoni, torte da credenza e biscotti.

Per realizzare 12 biscotti circa occorrono:

pasta frolla:
200 gr. farina,
100 gr. burro,
100 gr. zucchero,
2 tuorli,
1 cucchiaino da caffè di lievito per dolci,
aroma vaniglia.

Farcia:
150 gr pan di spagna,
100 gr. amarene,
1 cucchiaio colmo di cacao amaro,
succo delle amarene quanto basta per rendere l'impasto morbido.

Glassa:
1 albume con 100 gr di zucchero al velo.

Preparare la pasta frolla impastando velocemente gli ingredienti, lasciarla riposare in frigo e preparare la farcia, in un robot frullare insieme il pan di spagna con il cacao, le amarene e il succo in quantità sufficiente ad ottenere un impasto morbido e leggermente appiccicoso.
Stendere la pasta frolla in un rettangolo, distribuire lungo di esso la farcia e chiudere unendo i due lembi di pasta, tagliare il cilindro ottenuto in pezzi larghi circa 4 o 5 cm , sistemarli su una teglia imburrata con la parte unita verso il basso. Preparare la glassa mescolando zucchero e albume e spennellare la superficie dei biscotti, poi bagnare uno stuzzicadenti nel succo delle amarene e fare due linee parallele tra loro sui biscotti, mettere in forno caldo a 180° per circa 15/20 minuti.

domenica 27 maggio 2012

L'AQUILA

La vita per te
era diventata una gabbia,
dentro di essa ti muovevi con estremo dolore,
un dolore crescente che
ti ha reso nullo lo spazio della vita.
Così...........in una tiepida sera
hai deciso di aprirla quella gabbia,
hai scelto di volare come un'aquila bisognosa di ampi spazi,
libera da questa opprimente vita
verso un tempo e uno spazio che non hanno
TEMPO E SPAZIO.      addio Francesca.
                                                                         

martedì 15 maggio 2012

SEMPLICITA' DI SENSI

Perché era venuto? Perché anche quella sera era tornato lì? Che cosa lo spingeva a mescolarsi, più tormentato che mai, alla folla dei semplici e degli schietti, a quella folla che gli si stringeva attorno eccitandolo, ma in realtà lasciandolo a margini? Oh, lo conosceva bene, quel desiderio! “Noi solitari”, così aveva scritto una volta, in un’ora di chiaroveggenza “noi segregati sognatori, diseredati dalla vita, che viviamo i nostri giorni arzigogolando in un esilio gelido e artificioso… noi che effondiamo intorno un freddo alone di uggia invincibile, non appena mostriamo in mezzo a esseri viventi le nostre fronti segnate dalla consapevolezza e dalla avidità… noi poveri spettri dell’esistenza, che gli altri abbordano con timoroso rispetto, per poi abbandonarci al più presto nuovamente a noi stessi, così che il nostro vuoto sguardo di onniscienti non turbi più oltre la gioia… tutti coviamo in noi un logorante, riposto struggimento per ciò che è ingenuo, semplice, vivo, la nostalgia per un poco d’amicizia, d’abbandono, di confidenza, di felicità umana. La ‘vita’, dalla quale siamo esclusi, non si presenta a noi anomali come anomalia, come una visione di sanguinosa grandezza o di bellezza selvaggia; no, il regno delle nostre aspirazioni è proprio la normalità, la decenza, l’amabilità, insomma, la vita nella sua banalità seducente..”
Guardò i due che stavano chiacchierando mentre ovunque nella sala cordiali risate interrompevano il suono dei clarinetti che sfigurava il dolce, affannoso motivo d’amore in accenti di svenevolezza assordante… Questo voi siete, disse tra sé. Siete la calda e soave assurdità della vita, di quella vita che è l’eterno contrapposto dello spirito. Non crediate al suo disprezzo; mai, mai prestate fede ai suoi atteggiamenti di sufficienza. Sotterranei coboldi, spiriti impuri ammutoliti nel conoscere, siamo noi a seguirvi di soppiatto, a distanza, e un desiderio divorante arde nei nostri occhi: essere come voi.
Ti ribelli, orgoglio? Vuoi negare la nostra solitudine? Vuoi dare ad intendere che la creazione spirituale garantisca all’amore una più alta unione coi vivi in tutti i luoghi e in tutti i tempi? Suvvia! A chi, a chi mai siamo uniti? Sempre e soltanto a nostri uguali, ai sofferenti, agli agognanti, ai miseri, e mai a voi occhiazzurrini, a voi che non avete bisogno dello spirito!
Ballavano, ora. Le improvvisazioni sulla scena erano terminate. L’orchestra strombettava, cantava, e le coppie scivolavano, giravano e ondeggiavano sul liscio pavimento. E Lilli ballava col piccolo pittore. Con quanta leggiadria la sua testina vezzosa emergeva dal calice del colletto rigido, ricamato d’argento! Elastici, snelli, si muovevano e piroettavano nello spazio ristretto; il viso di lui era rivolto al suo; e sorridenti, in sorvegliato abbandono alla dolce trivialità del ritmo, continuavano a chiacchierare.
Un gesto come di mani afferranti e plasmanti scaturì improvviso nel solitario. Nonostante tutto siete miei – pensava – nonostante tutto vi domino! Non posso forse guardare con un sorriso nel fondo delle vostre anime semplici? Non posso osservare e conservare in me, con irridente amorevolezza, ogni ingenuo movimento dei vostri corpi? E di fronte al vostro inconscio agitarvi non si tendono forse in me le energie della parola e dell’ironia, fino a farmi palpitare di un senso esultante di forza, del mio giocoso desiderio di raffigurarvi, di fissare nella luce della mia arte, per la commozione del mondo, la vostra insensata felicità?…
Ma subito, nel suo intimo, quel moto orgoglioso di ribellione ricadde esausto e pieno di rimpianto. Oh, per una volta sola, solo per una notte come questa, non essere artista, essere uomo! Sfuggire una volta alla condanna che inesorabile ingiungeva: non ti è concesso di esistere, ma di guardare; non di vivere, ma di creare; non di amare, ma di sapere! Una sola volta vivere, amare, gioire in schiettezza, in semplicità di sensi! Una volta essere tra voi, o creature viventi,essere in voi, essere voi! Conoscere per una volta l’estasi di assaporarvi, o voluttà della vita mediocre!

Thomas Mann – da: “Gli affamati”   

domenica 6 maggio 2012

GNOCCHI ALLA ROMANA



Dosi per 4 persone


250 g di semolino di grano;
1 l di latte;
60 g di burro;
40 g di parmigiano grattugiato;
2 tuorli;
2 cucchiaini di sale fino;
noce moscata a piacere. 

Procedimento:
  1. mettere  in un pentolino il latte, il sale, la noce moscata e 20 g di burro,appena accenna al bollore,unire a pioggia il semolino, fare rapprendere e allontanare dal fuoco.
  2. Stendere il composto ottenuto sulla spianatoia dandogli 1 cm circa di spessore.
  3. Quando sarà freddo, ritagliare, aiutandosi con un coppapasta, tanti dischetti, e disporli leggermente sovrapposti in una pirofila imburrata.
  4. Cospargerli con fiocchi di burro e altro parmigiano e cuocerli in forno già caldo a 200° per 20 minuti circa.

venerdì 4 maggio 2012

MUFFIN CON CAVOLFIORE DI NAPOLI

Sempre più spesso le mamme si trovano ad affrontare il dramma di far consumare le verdure ai propri figli, dramma che talvolta sfocia in vere e proprie lotte di potere che finiscono solo con l'acuire il problema senza risolverlo.
Infatti, come gli esperti consigliano, il mezzo efficace per raggiungere il fine è mascherare le verdure con altri ingredienti e preparare piatti buoni e gustosi da consumare tutti in famiglia.
Ecco allora un modo simpatico per far consumare il cavolo. Questo ortaggio è una grande fonte di sostanze benefiche, infatti è ricco di magnesio, ferro, calcio, vitamine A, D, C, B 9.
 E' tipicamente invernale, ma si trova facilmente tutto l'anno, si distingue in vari ecotipi, quello che ho utilizzato nella mia ricetta è il cavolfiore gigante di Napoli, dal tipico colore bianco crema e dai fiori sodi e compatti.
Unico suo difetto è l'odore un pò sgradevole che emana durante la cottura, causato dallo zolfo che contiene.
Dunque finestre spalancate e prepariamo dei gustosi "MUFFIN CON IL CAVOLO".

PER CIRCA 9 MUFFIN:
250 gr di farina,
200 gr di latte scremato,
2 uova,
50 ml. di olio di mais,
100 gr. prosciutto cotto a dadini,
50 gr di parmigiano,
200 gr di cavolfiore già lessato al dente e ridotto a pezzetti.
1 bustina di lievito istantaneo per salati.

Lessare il cavolo in acqua salata e scolarlo al dente, spezzettarlo e tenerlo da  parte, intanto unire in una terrina gli ingredienti secchi e mescolarli, in un'altra gli ingredienti liquidi e mescolarli, unire poi con un cucchiaio i liquidi alle farine e amalgamare il tutto, aggiungere poi il prosciutto e per ultimo il cavolo, mescolare e riempire degli stampini da muffin unti, adagiarli su una teglia e cuocere in forno caldo a 200° per circa 20 minuti. Servire caldi.

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